sabato 19 novembre 2016

Non buttate i fondi del caffè!

Si stima che in Italia, ogni anno, ogni cittadino consumi 6 kg di caffè e getti altrettanti fondi di caffè nella spazzatura: ma che errore! Sapete quante potenzialità ed utilizzi hanno i fondi di caffè e quale “tesoro” state buttando via? In un periodo difficile e di crisi come il presente è davvero uno spreco non sfruttare tutte le possibili alternative e funzionalità che se ne possono ricavare; ecco cosa ne possiamo fare (senza dimenticare il riciclo e l’aiuto all’ambiente che possiamo dare riducendo i rifiuti):

–          Per contrastare i cattivi odori, i fondi del caffè sono ottimi per assorbirli: nel frigorifero basta porli in una tazza (da lasciare aperta) e lasciarli esprimere il loro aroma; per gli armadi, riempire dei sacchetti di stoffa asciutti (o dei collant vecchi) con i fondi e riporli all’interno per contrastare l’odore di chiuso. Se si preferisce, è possibile aggiungere qualche goccia di estratto di vaniglia per gli armadi e di olio essenziale alla menta per il congelatore, frigorifero e posaceneri.

–          Per deodorare gli ambienti, mischiare i fondi di caffè con un po’ di acqua e cannella e lasciar vaporizzare il profumo a fuoco dolce.

–          Per i capelli, strofinare i fondi dopo aver fatto lo shampoo e lasciar riposare per 10 minuti, risciacquare poi di nuovo con poco shampoo: potrebbe prevenire la forfora, la caduta dei capelli e donare lucentezza alle chioma castane.

–          Per le mani in cucina, aiutano a togliere l’odore che lasciano aglio, cipolla e pesce: strofinare quindi le mani con i fondi e poi insaponarle.

–          Per il corpo, fare uno scrub mescolando i fondi di caffè con qualche cucchiaino di olio d’oliva: la miscela ottenuta sembra sia un ottimo esfoliante naturale, nutriente, economico e biologico.

–          Per le cosce ed i glutei, fare un composto anticellulite miscelando i fondi  (finemente triturati) con 1 cucchiaio di bagno schiuma e 1 cucchiaio di acqua tiepida (si può aggiungere anche 1 cucchiaio di argilla verde ventilata): spalmare e massaggiare accuratamente, lasciando poi riposare per 10 minuti. Fare poi una doccia tiepida o fredda. Tutto ciò consente alle particelle della caffeina di penetrare in profondità nella pelle per favorirne elasticità e un colorito sano.

–          Per le piante, usare i fondi come concime e fertilizzante, in quanto contengono importanti nutrienti come calcio, azoto, potassio, magnesio e altri vari minerali: è sufficiente mettere il fondo del caffè freddo nel vaso o direttamente sulla terra. Se si preferisce un fertilizzante liquido, aggiungere 2 tazze di fondi di caffè ad un secchio d’acqua, lasciar in infusione e spargere poi sulle piante da giardino e da vaso, soprattutto per nutrire le foglie.

–          Per allontanare gli insetti, i fondi sono ideali perché essendo acidi, sono dei veri repellenti soprattutto per le formiche e le lumache: spargendo un po’ di polvere nei punti critici della casa, ove solitamente trovate gli insetti, questi dovrebbero tenersi lontani dalla vostra casa; lo stesso vale per il giardino: basta spargere i fondi sul perimetro e senza utilizzare pesticidi, lumache e chiocciole preferiranno stare alla larga.

–          Per lucidare pentole e bicchieri, dopo il normale lavaggio, strofinarle per togliere la patina di minerali (non fatelo con i piatti perché rischiate di colorarli dove vi sono i consueti graffi).

–          Per eliminare le macchie sui mobili e sui pavimenti, inumidire un panno, passarlo sui fondi e strofinare poi sulla macchia incriminata: pare che aiuti a farla scompare facilmente anche se si tratta di macchie zuccherine date da sciroppi, bibite, etc. Con la polvere di caffè, è possibile anche togliere i graffi chiari sui mobili in legno

–          Per colorare i tessuti, i fondi sono ideali perché sono in grado di conferire toni caldi ed effetto invecchiato anche ai filati. Se si aggiunge dell’acqua tiepida, il colore marrone che si ottiene può essere utilizzato anche per lavori di decoupage (al termine, asciugare sempre con phon, spazzolare via la polvere e fissare con stiratura a secco)

–          Per accendere il camino, arrotolare dei giornali e cospargerli con la polvere dei fondi (combustibile perfetto); per pulirlo, buttare i fondi bagnati dentro il camino per tenere basse le polveri e pulire così facilmente

–          Per pulire gli scarichi di lavandini e water, diluire i fondi con acqua: si prevengono anche i cattivi odori.

E non finisce qui! Grazie a recenti studi, infatti, scienziati spagnoli hanno scoperto che i fondi di caffè sono ricchi di sostanze antiossidanti e potrebbero essere utilizzati per produrre integratori per la salute. La maggiore quantità di antiossidanti si troverebbe nei fondi del caffè preparato con capsule, filtri e l’espresso del bar, meno in quello della moka, ma comunque è di certo che siano una risorsa da sfruttare ancora e non da gettare direttamente nella spazzatura.

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Così facendo aiuteremo tutti a scoprire tante cose sul riutilizzo, e magari un giorno riusciremo a vivere in un posto migliore!

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Fonte: http://www.vivodibenessere.it/fondi-del-caffe-riutilizzo/

venerdì 18 novembre 2016

Osteoporosi: prevenzione e cura

L’osteoporosi è una malattia che colpisce le ossa, indebolendole lentamente, fino a provocarne una frattura. Si tratta di un problema che interessa maggiormente i paesi industrializzati e in particolare le persone di sesso femminile dopo la menopausa.

L’osteoporosi, se si segue un corretto stile di vita, può essere opportunamente prevenuta o al limite curata in modo da rendere la vita del paziente soddisfacente.

Le cause dell’osteoporosi

Osteoporosi: prevenzione e curaLe ossa sono tessuti che vivono e si modificano durante la crescita di un individuo, in particolare si rinnovano in continuazione grazie a un meccanismo per cui il tessuto vecchio viene rimosso e sostituito da quello nuovo. Durante l’infanzia la quantità di tessuto nuovo è maggiore di quello che viene eliminato e per questo motivo la massa ossea aumenta, fino a raggiungere un picco intorno ai 30 anni. Superata questa età il nostro organismo rimuove più tessuto di quanto ne crea e per questo motivo la nostra struttura ossea inizia a indebolirsi.

L’indebolimento dell’organismo non è uguale per tutti gli individui ma è legato ad alcuni fattori personali:

  • sesso, le donne hanno una maggiore probabilità di soffrire di questo disturbo,
  • quantità di tessuto osseo accumulato durante la crescita (picco di massa ossea),
  • qualità del tessuto osseo legata alla quantità di calcio, fosforo e altri minerali contenuti nelle ossa,
  • livelli ormonali, se le quantità di estrogeni e testosterone si abbassano il decadimento osseo è più veloce,
  • velocità di decadimento legato a fattori genetici,
  • alimentazione in cui si ha uno scarso apporto di calcio,
  • fumo ed eccesso di alcool,
  • stile di vita con scarsa attività sportiva,
  • utilizzo prolungato di farmaci come corticosteroidi, antidepressivi, antitumorali,
  • invecchiamento,
  • corporatura, le persone esili hanno una maggiore probabilità di ammalarsi.

I sintomi dell’osteoporosi

I sintomi dell’osteoporosiL’osteoporosi, soprattutto nelle prime fasi, è asintomatica e l’individuo non si rende conto che le sue ossa si stanno pericolosamente indebolendo. In genere, se si è fortunati, ci sono alcuni campanelli d’allarme grazie ai quali un buon medico capisce il sopraggiungere della malattia:

  • mal di schiena,
  • variazione della postura che tende a incurvarsi,
  • diminuzione della corporatura.

Spesso, purtroppo, la malattia è asintomatica e ci si rende conto di esserne affetti solo quando arriva una frattura delle ossa ormai deboli. Generalmente le ossa più colpite sono le vertebre, il femore e il polso che si rompono a seguito di una caduta o anche di piccoli incidenti.

Il problema è che le fratture interessano spesso le persone anziane e non sono da escludere pericolose complicanze causate dall’età. In particolare non sempre il paziente riesce a ristabilirsi a seguito di una frattura importante come quella del femore.

Le persone che hanno maggiore probabilità di contrarre l’osteoporosi sono donne in menopausa con un’età intorno ai 70 anni. Recenti studi hanno, infatti, evidenziato che a questa età una donna può avere il 30% in meno della massa ossea che aveva in gioventù. Se poi ricordiamo che il sesso femminile ha una lunghezza media della vita più alta di quella degli uomini è spiegato il motivo per cui il 70% dei malati di osteoporosi sono donne.

Come diagnosticare e prevenire l’osteoporosi

Considerato che l’osteoporosi è generalmente asintomatica gli esperti consigliano di sottoporsi, superati i 65 anni di età, a particolari controlli che misurano la densità delle ossa e la loro variazione nel tempo, come la mineralometria ossea computerizzata (MOC), l’assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA) e la Tomografia computerizzata (TAC) quantitativa.

Per l’osteoporosi, come per molte altre patologie, la migliore cura rimane sempre la prevenzione. In particolare i medici consigliano:

  • una dieta equilibrata ricca di calcio (latte, latticini, arance, pesce, verdura) e vitamina D,
  • limitare il fumo e il consumo di bevande alcoliche,
  • assorbire una buona quantità di luce solare per assorbire meglio la vitamina D assunta con l’alimentazione,
  • prestare particolare attenzione alla postura che si tiene durante l’arco della giornata in modo da non accumulare tensioni ai danni della colonna vertebrale,
  • seguire un’attività fisica regolare in modo da irrobustire le ossa e i muscoli che le sorreggono.

Invece, le persone anziane, dovrebbero prestare attenzione a eventuale cadute indossando scarpe basse e antiscivolo, mettere un tappetino antiscivolo nella doccia e fare attenzione quando si sollevano carichi pesanti.

A seguito di una frattura causata da osteoporosi il paziente dovrà iniziare una seria terapia di recupero in modo da rinforzare le ossa. Generalmente quando si arriva a un punto critico non è più sufficiente variare l’alimentazione o lo stile di vita e bisognerà seguire una terapia farmacologica sotto il consiglio di un medico esperto.

La terapia per curare l’osteoporosi

Ricordiamo che è fondamentale seguire una terapia solo se seguiti da un medico esperto e bisogna assolutamente evitare il fai da te in quanto i farmaci usati per curare l’osteoporosi possono avere effetti collaterali anche seri. Inoltre è bene ricordare che non esiste una terapia specifica che vada bene per tutti i casi, quindi la diagnosi di un medico è imprescindibile così come la gestione della terapia (durata e farmaco utilizzato).

Tra i farmaci maggiormente utilizzati per curare l’osteoporosi abbiamo: estrogeni, SERM, bisfosfonati, teriparatide e ormone paratiroideo, calcitonina, vitamina D e suoi derivati e integratori di calcio.



Fonte: https://www.idoctors.it/blog/osteoporosi-prevenzione-cura/

Dimagrire senza soffrire la fame, i consigli di Adriano Panzironi


Adriano Panzironi, scrittore e giornalista, autore del best seller "Vivere 120 anni", ci spiega semplicemente come dimagrire con pochi accorgimenti.

Lo scrittore, in base alle sue ricerche, afferma che è possibile dimagrire semplicemente dando la prevalenza alle proteine nel corso della giornata. I carboidrati infatti tendono a trattenere acqua nei tessuti ed ostacolano il dimagrimento. Colazione quindi con uova e prosciutto e pranzo e cena con carne o pesce e tanta verdura, questo a grandi linee.

Mangiando in questo modo non si dovrebbe soffrire la fame.

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Dimagrire senza soffrire la fame, i consigli di Adriano Panzironi pubblicato su Benessereblog.it 18 novembre 2016 18:06.



Fonte: http://feeds.blogo.it/~r/benessereblog/it/~3/E0ox5YPpqp8/dimagrire-senza-soffrire-la-fame-i-consigli-di-adriano-panzironi

Riso per eliminare i cattivi odori dall’armadio

Abiti che emanano un odore sgradevole di muffa o chiuso? Colpa degli armadi in cui si forma l’umidità responsabile dei cattivi odori su abiti, giacche e cappotti. Come fare? Se avete già provato i classici sacchetti profumati in commercio è ora di passare a un rimedio veloce e economico: il riso (basmati).

Sembra strano che un alimento così comune nelle nostre dispense possa essere capace di eliminare il cattivo odore dagli armadi. Eppure è così. Qual è il segreto? La capacità di assorbire l’umidità e non solo…

Perchè si forma l’umidità negli armadi?

Le cause della formazione dell’umidità negli armadi sono molteplici e spesso riguardano case più antiche e arredamento datato. Anche le case di recente costruzione possono avere questi problemi. Vediamo insieme perchè si forma l’umidità:

  • stanze poco areate
  • alcuni materiali come il legno sono più soggetti a formare muffa e umidità
  • funghi
  • problemi di vernici

La formazione di umidità porta inevitabilmente a cattivo odore, soprattutto negli armadi, terreno fertile per l’annidarsi di muffe, funghi miscroscopici e batteri. Come fare? Usiamo il riso.

Il riso come rimedio per eliminare odori

Già le nostre nonne adottavano il rimedio del riso contro i cattivi odori degli armadi. Lo sigillavano in sacchetti e lo riponevano sui ripiani interni accanto agli indumenti (da qui l’idea dei sacchetti profumati in commercio). Questo rimedio è più che attuale grazie alla straordinaria capacità del riso di assorbire umidità. Come fare?.

Innanzitutto bisogna procurarsi dei sacchetti di tela o cotone 100% che si chiudano con del nastro. Mettete in ogni sacchetto circa 40 g di riso e depositatele sui ripiani dove sono piegate le maglie e le camicie. Per l’abbigliamento sulle grucce /(vedi come riutilizzare le grucce metalliche), basta appenderli a queste ultime e il gioco è fatto.

In alternativa potete anche mettere del riso in una ciotola e collocarlo alla base dell’armadio. Cambiate il riso almeno ogni 15 giorni e noterete che l’odore sgradevole di muffa e chiuso sarà scomparso.Ricordatevi che è molto importante prevenire la formazione di umidità con semplici accorgimenti.

Come prevenire il cattivo odore dagli armadi

La prevenzione vale anche per gli indumenti che a causa dell’umidità emanano cattivo odore. Evitare tutto questo è possibile seguendo i nostri consigli:

  • far asciugare bene gli indumenti prima di sistemarli nell’armadio
  • non depositare scarpe negli armadi
  • non ripiegare indumenti sporchi
  • non comprimere troppo la biancheria negli armadi ma farla respirare
  • fate areare la stanza

Altri rimedi elimina odori

In alternativa al riso potete anche prevenire e combattere i cattivi odori dagli armadi con dei semplici trucchi fai-da-te e a portata di casa. Ecco altri rimedi efficaci anti-odore:

Addio cattivi odori con rimedi facili, veloci e soprattutto economici.

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Fonte: http://www.vivodibenessere.it/riso-eliminare-cattivi-odori-dallarmadio/

Chlamydia, perché è importante proteggersi

Si calcola che in Europa una donna su 40 o 50 sia portatrice di Chlamydia trachomatis, un batterio intracellulare, che si insedia, cioè all’interno delle cellule, si trasmette per via sessuale e colonizza la mucosa della cervice dell’utero. “Nel 70% dei casi, non si tratta di una vera e propria infezione, perché il batterio non si comporta come un patogeno: non arreca alcun danno e non provoca sintomi”, spiega il ginecologo Enrico Ferrazzi, vicepresidente del comitato scientifico di ASM, l’Associazione per lo Studio delle Malformazioni. Nel rimanente 30% dei casi, i sintomi ci sono, ma di solito sono blandi e aspecifici: bruciore urinario, perdite vaginali, lieve sanguinamento durante i rapporti sessuali, tanto che spesso vengono ignorati o sottovalutati. Se però l’infezione non viene trattata, può innescare una reazione infiammatoria grave, la cosiddetta malattia infiammatoria pelvica, che può provocare lesioni permanenti alle tube e compromettere la fertilità. Se contratta in gravidanza o già presente al momento del concepimento, il batterio può risalire le vie genitali e danneggiare le membrane fino a provocarne la rottura. Il risultato, a seconda dell’epoca gestazionale, è un aborto o un parto prematuro”.

Come diagnosticarla

I due test più efficaci per diagnosticare un’infezione da Chlamydia sono il dosaggio degli anticorpi e la ricerca del DNA batterico. “Entrambi si eseguono su un campione di muco che si raccoglie con un tampone. Meglio optare per un tampone cervicale, che è più affidabile rispetto a quello vaginale”, dice Ferrazzi. “Il tampone con coltura batterica, invece, può dare un risultato fuorviante”.
I due anticorpi dosati nel test immunologico sono le IgG e le IgM anti-Chlamydia. La positività alle IgG indica che il sistema immunitario è entrato in contatto con il batterio: c’è stata in passato una colonizzazione, che può essersi risolta con o senza il ricorso agli antibiotici, oppure è attualmente in corso. La positività alle IgM invece indica l’attuale presenza del batterio.
La ricerca del DNA consente di identificare specifici frammenti di Chlamydia trachomatis nel campione raccolto, grazie ai più moderni strumenti della diagnostica molecolare.

Il tampone per la diagnosi della Chlamydia rientra fra le prestazioni offerte gratuitamente nel primo trimestre di gravidanza nell’ambito dei nuovi LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza.

 

Nuovi LEALeggi

 

Non a tutte le future mamme, però. “Uno screening a tappeto non avrebbe alcun senso”, osserva il ginecologo. “Il test è raccomandato alle donne che manifestano sintomi sospetti, oppure in presenza di determinati fattori di rischio, a giudizio del medico curante. Per esempio, nel caso la donna abbia cambiato partner di recente”.
Al di fuori della gravidanza, in Italia non sono attivi protocolli per lo screening in assenza di sintomi. In altri Paesi, per esempio in Gran Bretagna, il test immunologico è offerto annualmente a tutti i giovani, maschi e femmine, sessualmente attivi che hanno meno di 25 anni, perché gli studi epidemiologici indicano quella come la fascia d’età a maggior rischio.
Che i sintomi siano assenti o presenti, se è stato eseguito un test e l’esito è positivo, è opportuno trattare tempestivamente l’infezione. “A maggior ragione in gravidanza, quando i rischi sono più seri”, dice Ferrazzi.

La terapia in gravidanza

Alcune settimane fa, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato nuove linee guida per il trattamento delle più comuni infezioni a trasmissione sessuale, tra cui la Chlamydia. L’aggiornamento si è reso indispensabile per l’aumentata circolazione di ceppi batterici resistenti agli antibiotici. Un capitolo del documento è dedicato al trattamento della Chlamydia in gravidanza.

“Tre sono gli antibiotici raccomandati a questo scopo durante l’attesa: azitromicina, amoxicillina ed eritromicina. Il più efficace risulta essere l’azitromicina, ma il vantaggio rispetto agli altri due è modesto”, spiega Enrico Ferrazzi. “Tutti e tre sono sicuri per lo sviluppo e la salute del nascituro e sicuramente i vantaggi del trattamento in caso di infezione in gravidanza sono superiori al rischio di effetti indesiderati. Ovviamente, questi antibiotici, come qualunque altro farmaco, vanno prescritti solo se ce n’è effettiva necessità, quindi solo a fronte di una diagnosi certa”.

Antibiotici in gravidanzaLeggi

 

Maria Cristina Valsecchi

 

18 novembre 2016

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Fonte: http://www.dolceattesa.com/gravidanza/chlamydia-perche-importante-proteggersi_salute-ed-esami/