venerdì 18 novembre 2016

Le donne più alte invecchiano peggio ma la dieta può aiutare

crema pelle

Siete alte? È sicuramente un punto a vostro favore, ma attenzione perché le donne alte corrono rischi maggiori di avere problemi fisici dopo i 70 e soprattutto invecchiano più velocemente. A sostenerlo è uno studio presentato al congresso della American Heart Association di New Orleans.

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Le donne più alte invecchiano peggio ma la dieta può aiutare pubblicato su Benessereblog.it 18 novembre 2016 11:42.



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Acconciature per Natale

Per il Natale bisogna essere perfetti e curati non solo nell’abbigliamento e nel make up, ma anche e soprattutto nei capelli. Acconciature originali, lustrini natalizi, strass e stili inconfondibili per essere al topo con l’atmosfera incandescente e magica del Natale. Vediamo insieme 3 tipi di acconciature semplici ed eleganti facili da realizzare per dare al tuo volto un nuovo aspetto per il prossimo Natale!

Coda o chignon laterale

La prima proposta di acconciatura natalizia è un classico delle pettinature, ma con un tocco originale. Raccogli i capelli in una coda laterale o intrecciali in un morbido chignon. Per legare i capelli usare un elastico dello stesso colore dei capelli, coprirli con i capelli stessi oppure partire subito con una decorazione natalizia (fiocco rosso, strass a forma di stella cometa etc) da applicare con l’aiuto di una forcina.

Per lo stile dello chignon, potete scegliere tra una vasta tipologia:

  • chignon a treccia
  • chignon con fiori
  • chignon da ballerina

Per la riga:

  • laterale
  • centrale
  • effetto “messy” senza nessuna riga per un effetto “selvaggio nature”.

Trecce di Natale

La treccia è una delle acconciature preferite dalle donne, sia per eventi eccezionali (come acconciatura da sposa), sia per andare a lavoro ed essere in ordine. Come realizzare una treccia in tema natalizio? Basta intrecciare dei fili colorati o glitterati insieme ai capelli. Ricordatevi di fare una passata di lacca ad ogni intreccio in modo da far durare la pettinatura più a lungo possibile.

La treccia può essere laterale, sulla nuca o partire dalla fronte e fermarsi dietro alle orecchie. Se siete brave a creare, potete anche arrotolare la treccia e con i fili colorati disegnare i simboli più importanti del Natale (ghirlanda, fiocco, neve etc).

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Taglio swag con decorazioni

Il must del taglio capelli 2017 è il taglio swag. Come arricchirlo? Il taglio di per se è molto selvaggio, naturale e sbarazzino. Potete dargli un ulteriore tocco ma senza esagerare. Tra le opzioni per ricreare un effetto Christmas hair style:

  • coroncina di palline
  • ramoscello di pigne piccole
  • strass colorati
  • diadema a forma di renna, albero di natale o calzetta della befana

acconciature-natale

Puoi anche creare un effetto ancora più “disordinato” mettendo un velo di gel nei capelli (magari calcando di più sulle punte ed evidenziare maggiormente il taglio. Un’altra idea originale è la scelta del cerchietto, opta per quelli semi-larghi in raso nero o rosso, per un effetto glamour-chic anni ’50 (magari cotonando i capelli dietro alla nuca o creare dei morbidi ricci effetto vintage.

Completa il tutto con una nail art in sintonia con le atmosfere di Natale, scegli l’originalità oppure i contrasti forti. Vedi 5 idee per unghie di Natale.

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Fonte: http://www.vivodibenessere.it/acconciature-per-natale/

Trump, USA, Italia: Come Cambierà la Sanità?

TTIP, il patto USA-Europa che pone in discussione la nostra attuale sanità, deve ora confrontarsi con la nuova volontà dell’America. Ecco le prospettive.

Hanno scelto. Non è più solo un brand: Trump, il magnate immobiliare,  è il 45’ presidente americano. Ed è un outsider ingombrante.  Avversario indefesso dell’Obamacare, Trump ora tiene fra le mani un’America in fiamme. Ma dall’attico della Trump Tower adesso la vista è più ampia: l’Europa, Bruxelles e anche l’Italia. Perché all’ombra del cielo belga, sul tavolo delle trattative con oltreoceano, c’è da tempo la nostra sanità.

Il TTIP

E’ un accordo. Ma uno di quegli accordi in cui a stringersi le mani sono i continenti.

Il partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti, questo il nome di battesimo del patto dalla sigla “TTIP”, è concepito nel 2013, durante il G8. L’Unione Europea da una parte e gli Stati Uniti dall’altra si sono uniti, durante questo summit mondiale in Irlanda del Nord, nell’intento di creare un nuovo accordo di libero scambio commerciale: un Free Trade Agreement.

In realtà, nonostante ufficialmente il TTIP sia descritto come un Free Trade Agreement, molte sono le differenze con i trattati di libero scambio ortodossi: il TTIP infatti non vorrebbe solo ridurre le tariffe commerciali, come nella natura di ogni trattato di libero commercio, ma anche omogeneizzare tutele, norme e regolamenti per gli investitori.

Questa domanda preoccupa molti: omogeneizzare in che direzione? Perché, per esempio, in Europa e negli Stati Uniti governano principi sul controllo delle merci immesse nel mercato molto differenti. Chi avrà la partita vinta, alla fine? Il principio di precauzione europeo, che agisce a priori bloccando prodotti che potrebbero nuocere, o il principio di evidenza americano, per cui i prodotti sono ritirati dal commercio solo se si dimostra che sono nocivi, quindi a danno compiuto? Omogeneizzare può essere bello, ma guai a minare salute e sanità.

Per chi sentisse la mancanza di un movente, ecco qualche idea: gli analisti geopolitici vi intravedono un tentativo degli USA di frenare l’avanzata finanziaria e commerciale di Cina e di alcuni paesi fra i BRICS (come Brasile, Russia, India), facendo un bel catenaccio da una sponda all’altra dell’Atlantico; c’è chi legge il TTIP come una possibilità per gli investimenti, una piattaforma che possa far schizzare la crescita economica in alto; mentre il rifiuto è spesso argomentato pensando che gli unici avvantaggiati e interessati promulgatori sarebbero gli investitori e le (grandi) imprese trans-nazionali, riferendosi agli affetti di un accordo molto simile, il NAFTA.

Fra tutte queste opinioni, resta un fatto: le trattative sono a porte chiuse, carsiche, sotterranee. Gli stessi rappresentanti politici dei vari Stati dell’Unione Europea sono obbligati a non fotografare né rivelare alcunché sul contenuto delle pagine del trattato che leggono.

Le uniche fonti dirette sono sporadiche dichiarazioni, articoli d’inchiesta, ed il famoso e famigerato TTIP Leaks: Greenpeace infatti ha ottenuto e messo online una decina abbondante di capitoli del trattato, che nonostante siano solo istantanee di un processo ancora in corso di lavorazione, sono tutt’altro che insignificanti.

L’impatto sulla salute

Sono ormai accertati alcuni aspetti discussi nel TTIP: per esempio che abbia un notevole impatto sulla salute. E non è una cosa da poco.

Il TTIP potrebbe incidere in maniera importante sul nostro accesso ai farmaci e sulla nostra assistenza sanitaria. Se avvicinare Food & Drug Administration ed l’Agenzia europea per i medicinali può facilitare la cooperazione nella ricerca farmacologica e unificarne i processi, nel trattato sono previsti anche questi due capitoli degni di nota: uno sulla proprietà intellettuale, ed uno sui diritti commerciali della proprietà intellettuale. Vi si discute un aumento della durata del periodo di durata dei brevetti che, secondo dinamiche ormai note, non comporta altro che un ritardo dell’immissione nel mercato dei generici, il mantenimento di prezzi elevati dei farmaci, ed un sottoutilizzo di questi prodotti da parte di fasce di popolazione economicamente svantaggiate.

Inoltre, nella sezione dell’accordo sui servizi, viene postulata l’apertura dei servizi sanitari pubblici alla concorrenza grazie all’ingresso, all’interno del sistema pubblico, di fornitori di assistenza sanitaria privati. Ognuno faccia le sue considerazioni a riguardo, ma se questo primo aspetto è opinabile, a patto di chiudersi gli occhi di fronte alla letteratura in materia  -dato che sono documentati  gli effetti regressivi di queste scelte-, francamente sdegnosa è invece la clausola “anti arretramento”. Uno Stato, secondo tale clausola,una volta deciso di privatizzare i suoi servizi -anche sanitari-  non potrà più scegliere di fare un passo indietro e renderli nuovamente pubblici.

E se si potesse citare in giudizio addirittura lo Stati italiano? L’ISDS, (Investor to State Dispute Settlement), una nuova forma di risoluzione di contesa legale, lo permetterebbe. Gli investitori stranieri potranno citare in giudizio un intero Stato davanti ad un tribunale internazionale scelto arbitrariamente, anche privato. Non è fantascienza né uno spauracchio: Uruguay , Australia e Philip Morris International lo sanno bene. Potrebbero pagarne le conseguenze anche le pratiche protettive: etichette e pubblicità per esempio, trattati come “ostacoli tecnici allo scambio” (Technical Barriers to Trade, TBT) e quindi cancellati. Senza contare il fatto che già la semplice deregolamentazione potrebbe avvantaggiare queste importazioni, e provocare in seconda battuta un aumento del loro consumo.

Potrebbe suonare curioso, ma questo accordo potrebbe anche rivelarsi un fattore di rischio per l’obesità. L’espressione trova un senso  grazie ad uno studio longitudinale cross-nazionale tra i Paesi più ricchi: si è scoperto che politiche di forte  deregolamentazione portano ad un più veloce aumento sia del consumo di prodotti ultraprocessati, insomma fast food e bevande analcoliche zuccherate, sia della prevalenza di obesità.

Parlando di cibo, c’è poi la clausola sulle misure sanitarie e fitosanitarie: le fonti indicano una possibile deriva della qualità dei prodotti con l’arrivo sul mercato europeo di cibi che ora in Europa possono circolare, ma solo con delle restrizioni- limitazioni che potrebbero cadere.

E alla fine arriva Trump

Sembrava tutto molto divertente ai media americani, la sera del 7 Novembre: una candidata che ormai conosce il mobilio, i trucchi e i riflettori della Casa Bianca a memoria ed un grottesco imprenditore dalla capigliatura aliena, accusato di molestie sessuali, che corrono per la presidenza. La sera dell’8 Novembre l’ironia ha fatto posto all’irrevocabile. Donald Trump è la nuova guida del Paese.

Non c’è molta chiarezza sulle intenzioni di Trump presidente, al momento. Si sa che la politica estera del neo presidente vorrebbe essere caratterizzata da una maggior isolazionismo, con una forte componente nazionalista. Si sa che un suo cavallo di battaglia elettorale è stato l’annientamento dell’Obamacare. Si sanno le parole, i gesti, le scorrettezze e le amenità. Ma non è chiaro il rapporto con l’Europa, le ripercussioni sulle nostre teste.

Davanti alle colonne d’Ercole, c’è chi si profonde in chiamate e dichiarazioni testarde per proseguire le trattative in corso, ma dalla Casa Bianca al momento non risponde nessuno. Trump in effetti ha parlato in campagna elettorale di trattati: carta straccia, con lui a Washington DC- e lui ci è arrivato, nella capitale. Ma era da stracciare pure l’Obamacare, salvo annunciare da presidente neoeletto: “salverò il salvabile”. Quindi?

Con l’ala conservatrice spaccata di fronte ad un uomo che si è imposto in campagna elettorale come alternativa ai suoi candidati migliori, e con l’ala democratica in ginocchio dopo aver sostituito un buon candidato con una pessima sconfitta, il volo del presidente neoeletto si preannuncia imprevedibile. Al momento non è possibile pronosticare niente di certo in riferimento ai negoziati in corso, ma di fronte ai segnali ora a disposizione, il blocco -se non addirittura l’annullamento- dei trattati internazionali in discussione sembra un’ipotesi di spessore. E’ fresca di ieri la notizia delle intenzioni del governo di revisionare in maniera profonda il NAFTA.

È una buona notizia? Magari è solo un’ottima illusione. Ma arrendersi all’evidenza è un modo diverso per sconfiggere la paura: che Trump sia imprevedibile, è un fatto; che le previsioni degli effetti del TTIP sulla nostra salute siano tangibilmente fosche, pure. Pensare che la volontà del nuovo governo degli Stati Uniti d’America non intacchi minimamente lo status quo, è ingenuo. Ora bisogna attendere gli sviluppi- speriamo solo che salute e sanità di tutti rimangano illese.

In caso contrario, reagiremo.

FONTI | articolo originale e bibliografia associatariforma del NAFTA

L'articolo Trump, USA, Italia: Come Cambierà la Sanità? sembra essere il primo su La Medicina in uno Scatto.



Fonte: http://lamedicinainunoscatto.it/2016/11/trump-usa-italia-come-cambiera-la-sanita/

Dieta, la passione per il dolce o il salato è scritta nel Dna

Meno tempo per assaporare

Preferite il dolce o il salato? Vi siete mai fatti questa domanda? Sicuramente sì. Ebbene dovete sapere che il gusto non è solo educazione, ma dipende anche dal Dna. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati Usa, autori di una ricerca presentata a New Orleans durante le Sessioni scientifiche 2016 dell'American Heart Association (Aha).

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Dieta, la passione per il dolce o il salato è scritta nel Dna pubblicato su Benessereblog.it 17 novembre 2016 09:00.



Fonte: http://feeds.blogo.it/~r/benessereblog/it/~3/lItNEaz-H1Y/dieta-la-passione-per-il-dolce-o-il-salato-e-scritta-nel-dna

Budino cacao e caco

Il budino è uno dei dessert più diffusi nei ristoranti più quotati. Leggero, gustoso e raffinato, il budino si presta bene al palato di tutti (anche dei meno esperti dell’arte culinaria). Ci sono tante varietà di budini, da quello alla frutta a quello alle creme. Oggi vi proponiamo una ricetta facile e veloce abbinando al tradizionale budino al cacao il frutto autunnale per eccellenza: il cachi. Vediamo come preparare un gustoso budino con cacao e cachi.

Cachi: il frutto indebolente

Prima di passare al nostro budino, spendiamo due parole su un frutto molto particolare nel gusto che non piace proprio a tutti. Il cachi è un frutto aranciato nella buccia e con un colorito più scuro nella polpa interna (evitate quelli molto chiari) che matura in autunno e possiede diverse proprietà curative.

Il cachi ha un effetto indebolente, per questo motivo deve essere assunto con cautela nei soggetti con:

  • raffreddore frequente
  • disturbi respiratori
  • sinusite

La versione cotta è meno problematica del consumo crudo, quindi mangiarlo con il budino al cacao è un’idea sana e anti-effetti indesiderati. Passiamo alla ricetta del budino con cacao e cachi.

Ricetta budino cacao e cachi

Preparare il budino con cachi e cacao e semplice, veloce e alla portata di tutti, anche di coloro che non sono proprio esperti ai fornelli. Ecco gli ingredienti per 4-6 persone:

  • 3 cachi
  • 3 cucchiai di cacao
  • 2 cucchiaini di agar agar (opzionale)
  • 1 pizzico di sale marino integrale
  • 3 cucchiai di malto di riso (opzionale)

Mettere i cachi sbucciati e tutti gli altri ingredienti in un mixer e frullate. Successivamente porta a bollore il composto in un pentolino per circa 1 minuto. Trasferite negli stampini budino, fate raffreddare e mettete in frigo per circa 30 minuti.  Servite con scaglie di cioccolato fondente o frutta secca.

Versione cruda del budino

In alternativa al budino cotto di cacao e cachi (consigliabile per evitare effetti negativi in soggetti con basse difese immunitarie) potete creare il dessert nella versione crudista. Ingredienti per 6 persone:

  • 3 cachi maturi sbucciati
  • 2 cucchiai di cacao crudo

Versate i due ingredienti negli stampini e mettete in frigo per 30 minuti circa. Tirate fuori e capovolgete il budino su un piatto spolverizzandolo con un altro po’ di cacao e decorate a piacimento con melograno o frutta secca.

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