domenica 29 gennaio 2017

Ictus: Gocce Nasali Per Ridurre i Danni al Cervello

L’implementazione di una proteina sierica si è rivelata capace di accelerare il recupero dopo un ictus.

L’ictus si verifica quando una scarsa perfusione sanguigna al cervello provoca la morte delle cellule. Esso rappresenta purtroppo la causa della morte di milioni di persone ogni anno, con un’incidenza maggiore negli over 65.

Vi sono due tipi principali di ictus, quello ischemico, dovuto alla mancanza del flusso di sangue e quello emorragico causato da un sanguinamento ed entrambi portano come risultato una porzione del cervello incapace di funzionare correttamente. I segni e i sintomi di un ictus possono comprendere, tra gli altri, l’incapacità di muoversi o di percepire un lato del corpo, problemi alla comprensione o all’esprimere parole o la perdita di visione di una parte del campo visivo. La perdita di una funzione che può far seguito a un ictus, come la paresi di un arto, è causata dalle morte dei neuroni che controllano quella funzione. Infatti, quando si blocca l’afflusso di sangue verso una regione del cervello, i neuroni non ricevono più ossigeno e glucosio, ovvero le due molecole necessarie nella genesi e nella trasmissione dei segnali elettrici e chimici. Per questo motivo i neuroni muoiono nel giro di pochi minuti e, per la natura stessa della maggior parte del tessuto nervoso, non possono essere rimpiazzati da nuovi neuroni, o ne viene rimpiazzata soltanto una percentuale minima che si aggira attorno all’1% dei neuroni perduti.

Vista la sua eziologia il trattamento dell’ictus spesso richiede il ricorso a cure d’emergenza: nell’ictus di tipo ischemico si ricorre alla tradizionale terapia con somministrazione sistemica di fibrinolitico, mentre nell’ictus emorragico spesso si ricorre all’intervento chirurgico.

Se il trattamento è efficace e scongiura la possibilità di decesso inizia l’iter riabilitativo che mira al recupero funzionale dell’arto superiore, alla rieducazione del controllo posturale e della deambulazione e  al recupero della capacità di comunicazione globale, di comunicazione linguistica, di lettura, di scrittura e di calcolo. Purtroppo non sempre si ha una remissione totale anche a causa della cattiva gestione del percorso riabilitativo da parte del paziente e/o del personale sanitario.

 

Un esempio di ictus ischemico. Si noti la massiccia perdita di tessuto cerebrale.

Per fortuna la ricerca sembra aprire a nuove e più efficaci strategie.

Risalgono infatti a soli pochi giorni fa i risultati di una ricerca che evidenzia come la somministrazione della proteina C3a in gocce nasali rende più rapido il recupero funzionale dopo ictus amplificando la plasticità dei circuiti nervosi. Lo studio è stato condotto sui topi da un gruppo internazionale di ricercatori guidati da studiosi dell’Università di Göteborg, in Svezia, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain.

Per capire la genesi e le potenzialità di questa ricerca è necessario ribadire che il recupero funzionale che si osserva dopo un ictus avviene grazie alle enormi capacità plastiche dei circuiti nervosi. In particolare, i circuiti nervosi si riorganizzano in virtù della formazione di nuovi contatti sinaptici tra i neuroni sopravvissuti all’ictus.

In questa plasticità sinaptica sembrano avere un ruolo le proteine del complemento. Il sistema del complemento, insieme con gli anticorpi, è un elemento essenziale del sistema immunitario nei meccanismi di difesa umorale contro gli agenti infettivi. Esso è costituito da una trentina di proteine circolanti e di membrana, capaci di interagire reciprocamente e con le membrane cellulari. L’attivazione a cascata delle sue proteine solubili, che convenzionalmente vengono chiamate componenti, è alla base di attività biologiche varie come la lisi cellulare, batterica o virale; queste si introducono nelle membrane degli agenti patogeni provocando su di esse pori che portano alla lisi. Durante l’attivazione del complemento si ha inoltre il reclutamento di varie cellule immunocompetenti, come cellule fagocitarie ,linfociti B e linfociti T.

Uno dei prodotti della cascata del complemento è il frammento proteico C3a: esso si attiva dopo l’ictus e svolge un ruolo di protezione dei neuroni sopravvissuti oltre a fungere da stimolante per i fattori di crescita neuronale come l’NGF (nerve growth factor). Nella sperimentazione clinica portata avanti dagli studiosi dell’Università di Göteborg  tale frammento proteico di 77 amminoacidi è stato somministrato a metà di un gruppo di 28 topi in cui si era verificato un ictus, mentre all’altra metà è stato somministrato un placebo, ovvero una molecola inattiva.

I ricercatori svedesi insieme ai colleghi stranieri hanno somministrato la molecola C3a tramite delle gocce nasali  (la somministrazione per via endovenosa o orale non è efficace poiché il C3a viene inattivata in questi casi)

La sorprendente osservazione è che i 14 topi ai quali era stata somministrata la proteina C3a hanno recuperato molto più rapidamente e in misura maggiore dei topi che avevano ricevuto il placebo.

In linea di principio tutti i pazienti colpiti da ictus potrebbero ricevere la terapia per via nasale anche una settimana dopo l’evento, a patto che i risultati ottenuti nel topo si confermino nell’essere umano e possano essere abbassati i costi di produzione del C3a, oggi ancora molto molto elevati.

Nella speranza che il nuovo anno possa portare linfa vitale a ricerche come questa e alla Scienza in generale rinnovo da parte mia e di tutta la Redazione della Medicina In Uno Scatto i più sinceri auguri di un felice e sereno 2017.

Fonte: https://goo.gl/6nDTpM

 

 

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Fonte: http://lamedicinainunoscatto.it/2017/01/ictus-gocce-ridurre-i-danni/

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